La devozione mariana

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        La devozione mariana nel contesto del territorio
      di Laurignano nelle fonti documentarie locali



È con vivo piacere, e non senza emozione, che ho accettato l’invito di offrire il mio contributo a queste interessanti giornate di studio organizzate per celebrare i cento anni di presenza passionista a Laurignano.
“La devozione mariana nel contesto del territorio di Laurignano nelle fonti documentarie locali” è l’argomento che mi è stato proposto di trattare in questa sede; un argomento denso di stimoli e di suggestioni ma di non facile approccio, che ha richiesto lunghe e defatiganti indagini d’archivio in mezzo a scaffali polverosi e carte consunte dall’usura del tempo e dall’incuria.
Ma le attese non sono andate deluse.
Dalla paziente esplorazione delle carte superstiti sono infatti emerse testimonianze che ci ragguagliano puntualmente su aspetti significativi della pietà popolare nel contado laurignanese, e che ci consentono di gettare un fascio di luce sulla devozione1 mariana tra la fine del XVI e la metà del XIX secolo, un arco di tempo considerato avaro di notizie attendibili, se non addirittura avvolto nell’oscurità.
Mi riferisco ad una serie di atti notarili rogati a Cosenza sul finire del Cinquecento nonché ai registri parrocchiali di S. Laverio Martire compilati tra il 1652 e il 1830, ritenuti da sempre con grave leggerezza irrimediabilmente perduti, ma che invece sono giunti sino ai giorni nostri, sia pure con non pochi affanni e qualche vuoto2.
1 «La devozione interessa soprattutto le motivazioni interiori dell’affettuoso e rispettoso sentimento coltivato nel cuore dei fedeli verso Maria, della fiducia in lei riposta, del rapporto personale con lei intrattenuto, in forme singole o collettive, attraverso invocazioni e impegni, parole e gesti, convinzioni e pratiche che l’autorità ecclesiastica, secondo i casi, condivide e approva o diffida e frena» (M. Mariotti, Culto e devozione mariani in alcuni documenti episcopali calabresi (secolo XX), in Atti del convegno S. Maria di Polsi. Storia e Pietà Popolare, Polsi 19-21 settembre 1988, Reggio Calabria, 1990, p. 89)
2 Di questi Registri si ignorava addirittura l'esistenza. Padre M. Spagnolo, nel lontano 1968, scriveva amaramente: «L'Archivio parrocchiale – c'informa una relazione del p. Francesco Saverio dei SS. Cuori C. P. del 6 giugno 1957 – andò distrutto da un incendio, probabilmente nel gennaio del 1895. E così siamo rimasti privi dei preziosi documenti che avrebbero potuto far luce su tante vicende» (M. Spagnolo, Il culto di Maria SS. ma della Catena in Laurignano, Cosenza 1978, p. 21). Fortunatamente, aggiungiamo noi, non è andata così. Detti Registri sono conservati presso l'Archivio di Stato di Cosenza e, sebbene presentino qualche vuoto, essi ci consentono di attingere una notevole quantità di notizie inedite su Laurignano durante il periodo 1653-1830.
    
Origini del culto della Madonna della Catena nella tradizione popolare laurignanese
Quando si parla della Madonna nel territorio di Laurignano il pensiero corre immediatamente alla devozione e al culto della Vergine SS.ma della Catena, la cui vicenda, come è noto, è scandita da due date significative: il 1301 e il 1831.
Alla prima data fa riferimento una pia tradizione locale, la quale narra della guarigione miracolosa di un povero cieco, Simone Adami, a seguito di un’apparitio prodigiosa1 ed al rinvenimento di un dipinto raffigurante la sacra effigie della Vergine. A tale narrazione leggendaria, che evoca altre devozioni mariane nate in epoca medievale2, è legata l’origine del culto della Madonna con il titolo della Catena.
La seconda data, considerata concordemente l’inizio della storia documentata di questo culto, coincide con la venuta nella nostra contrada di Benedetto Falcone, l’eremita grimaldese cui viene ascritto il merito di averne rinnovato il fervore, dopo secoli di oblio, e di averne propagato la fama oltre i confini municipali.
Ma prima del 1831 quali vicissitudini ha conosciuto la devozione mariana nel territorio di Laurignano? Chi vi ha introdotto il culto e con quale appellativo liturgico? A quale epoca rimonta la sua origine? Che ne è stato fino alla venuta di Fra Benedetto?
Per i secoli medievali, ad oggi, una risposta perentoria e definitiva a questi interrogativi sarebbe poco convincente e di nessuna utilità, vista la mancanza di prove inoppugnabili e la reticenza delle scarne fonti a disposizione3.
Nelle carte della Cancelleria Vaticana sono attestati culti e parrocchie dedicati a S. Lorenzo4, S. Nicola5, SS.mo Salvatore6, S. Laverio7, ma non si fa alcun riferimento alla Vergine Maria.
Diverso è il discorso per l’Evo moderno, segnatamente per i decenni successivi al Concilio di Trento, quando il buio documentario cominciò a diradarsi tramandandoci preziose testimonianze circa l’intenso brulicare nelle nostre contrade di mendicanti Francescani, Domenicani, Carmelitani Scalzi, Teresiani.
In questo periodo la devozione mariana conobbe a Cosenza e nel circondario una diffusione capillare, grazie alla rinnovata spiritualità del cattolicesimo della Controriforma, che ebbe nell’arcivescovo Costanzo un inflessibile sostenitore. Nonostante l’ostracismo dei protestanti e degli eretici tale culto conobbe un sensibile sviluppo, divenendo parte integrante della nuova spiritualità della Controriforma8. Non a caso, nella stessa Laurignano, tra ‘500 e ‘600 è attestata la devozione alla Vergine sotto tre diverse insegne liturgiche: S. Maria Assunta, della Sanità9, degli Angeli10.
Ma procediamo con ordine e vediamo in quali fonti questa devozione risulta documentata. Partiamo dalle fonti narrative.

1 A. De Monte, Le cose che so sulla Madonna della Catena, articolo apparso su “il Quotidiano” della Calabria lunedì 17 dicembre 2001, p. 13
2 Ibidem, p. 13
3 Nelle fonti documentarie del periodo tra il XII e il XIV secolo – dalle carte della badia argentanese della Matina, pubblicate dal Pratesi, alle recenti pubblicazioni di Pietro De Leo per il Codice Diplomatico della Calabria, che ci ragguagliano con dovizia di particolari sui manoscritti delle abbazie Florensi di S. Giovanni in Fiore e di Fiumefreddo – non si fa alcun riferimento al culto della Madonna nel territorio di Laurignano.
4 RVC, vol. II, p. 99, n. 8773
5 RVC, vol. III, p. 187, n. 14743
6 RVC, vol. II, p. 161, n. 9470
7 RVC, Vol. II, p. 153, n. 9377
8 F. Russo, Storia dell’Aricidiocesi...cit., p.. 487 e sgg.
9ASCS, notaio De Luca, anno 1592, sch. 17
10 ADCS, Libro delle Sacre Visite. Anno 1666


La devozione mariana laurignanese nelle fonti narrative
Il primo ad occuparsi del culto della Madonna di Laurignano è stato il Padula in una breve memoria dal titolo: «Storia della portentosa Immagine di nostra Donna Maria della Catena nell'Eremitaggio di Laurignano nell'Arcidiocesi di Cosenza», data alle stampe sul finire del XIX secolo1. La narrazione del letterato acrese, a tutt'oggi, rappresenta la pietra angolare su cui si è fondata e perpetuata nel tempo questa devozione.
L'autore avrebbe attinto le notizie da un manoscritto andato perduto, secondo il quale la devotio laurignanese rimonterebbe appunto al 1301, originata dal prodigio cui si è fatto cenno poc’anzi.
Nell’opera paduliana, però, nonostante il titolo evocativo, «la luce della storia» è completamente assente, o quasi 2.
In essa sono presenti tutti quegli elementi – visioni e apparizioni prodigiose, guarigioni e rinvenimenti miracolosi, achiropite dipinte da mano divina, perigliosi attraversamenti di mari in tempesta – strettamente connessi con la pietas e il sentimento popolare, ma che non poggiano su nulla di storicamente solido e che sono all'origine di una miriade di culti mariani sbocciati nel tormentato Medioevo calabrese.
Muovendo dal racconto del dotto sacerdote di Acri altri studiosi hanno scritto sulle origini di questo culto a Laurignano3. Nessuno di essi, però, ha potuto squarciare il velo che ne avvolge i primordi, proponendo ipotesi e argomentazioni incerte, talvolta rocambolesche, che attingono nella versione padualiana e nel «si è sempre detto»4, e che hanno poco o nulla a che fare con la Storia5.
Lo stesso Russo, profondo conoscitore della storia ecclesiastica della regione e autore del monumentale Regesto Vaticano per la Calabria, nella «Storia dell’Arcidiocesi di Cosenza» ha scritto che l'origine del Santuario della Madonna della Catena di Laurignano6 è legata alle vicende del monastero di S. Maria dei Martiri, in Mendicino, e che i Florensi mendicinesi, intorno alla metà del Trecento, intensificarono «la propaganda per il culto alla Madonna della Catena di Laurignano»7.
Ma le affermazioni del prestigioso storico castrovillarese non dirimono i dubbi che gravano sull'argomento8. È piuttosto sorprendente, anzi, che uno studioso del suo calibro, con quella stessa disinvoltura chissà quante volte rimproverata ad altri, abbia attinto tout court da narrazioni (il Padula9, appunto) ad oggi non suffragate da nessuna fonte scientificamente inconfutabile.
A ciò si aggiunga che proprio il Russo, nella sua indagine sulle fondazioni Florensi in Calabria del 1959, non fa alcun cenno ai rapporti tra il monastero di Mendicino e Laurignano10. Non vi è traccia di questa vicenda neppure nel pregnante saggio di don Cipriano Baraut, Per la storia dei monasteri Florensi, pubblicato nel 1950 sulla rivista «Benedictina»11.
Dopo aver accennato rapidamente al racconto del Padula, punto di partenza di tutti gli scritti postumi sull’argomento, e ad altre pubblicazioni ormai datate di decenni, vediamo ora le attestazioni sicure di recente acquisizione.
1 V. Padula, Storia della portentosa Immagine di nostra Donna Maria della Catena nell'Eremitaggio di Laurignano nell'Arcidiocesi di Cosenza, Cosenza 1890, p. 22
2 M. Spagnolo, Il culto di Maria SS. ma della Catena... cit., p. 28
3 Ci riferiamo a quanto pubblicato da V. Padula, Storia della portentosa immagine di Nostra Donna Maria della Catena nell’Eremitaggio di Laurignano nell’Arcidiocesi di Cosenza, Cosenza 1890; A. Serravalle, Orazione a difesa dell’Eremitaggio e degli Eremiti di Laurignano contro i signori Falcone profferita avanti la corte di appello delle Calabrie a dì 5 Febbraio 1886, Catanzaro, 1868; P. Eugenio Passionista, Maria SS.ma della Catena – Cenni storici sul Santuario di Laurignano, Cosenza 1933; E. Barillaro, Calabria - Guida artistica e archeologica, Cosenza 1972, alla voce Laurignano; M. Spagnolo, Il culto di Maria SS. ma della Catena in Laurignano, Cosenza 1978; F. Rizza, Il Santuario di Laurignano, da umile romitorio a basilica minore, in «Calabria Letteraria», anno 1983, nn. 10-12, pp. 199-121; R. Liberti, Il culto della Madonna della Catena nell'Italia meridionale, Cosenza 1996; R. Liberti, Id., Il culto della Madonna della Catena in Calabria dalle origini al ‘500, in Calabria Letteraria, anno XLVIII nn. 4-5-6, Aprile-Maggio-Giugno 2000, Soveria Mannelli 2000.
4 C. De Monte, Il culto della Madonna della Catena. Una doverosa precisazione, articolo apparso sul Bollettino del Santuario di Laurignano, anno LXXII – n. 1 gennaio/febbraio 2002, p. 16
5 Ibidem, p. 16
6 F. Russo, Storia della Chiesa in Calabria dalle origini al Concilio di Trento, Soveria Mannelli 1982, vol. II, p. 416; dello stesso autore, Storia della Arcidiocesi di Cosenza, Napoli 1958, p. 99, nota 115
7 F. Russo, Storia della Arcidiocesi...cit., p. 122
8 Il Russo (Storia della Chiesa in Calabria...cit., vol. II, p. 656, nota 11) si è limitato a riprendere quanto pubblicato dai PP. Passionisti Eugenio e M. Spagnolo, i quali, a loro volta, hanno attinto dalla narrazione del Padula.
9 Il letterato acrese, senza citare alcuna fonte, scrive testualmente: «Questi illustri figli del nostro Gioacchino possedevano a quella stagione sotto il titolo di S. Maria dei Martiri un Monastero in Mendicino, terra a 3 o 4 miglia da Laurignano. Epperò un loro Padre Arcangelo al 1351, (...) dovendo per suo bisogno condursi in Roma, pensò di portar seco l'Immagine di Maria della Catena per procurarne una copia in quella sede della Religione, e delle arti belle» (V. Padula, Storia della portentosa Immagine di nostra Donna Maria della Catena nell'Eremitaggio di Laurignano nell'Arcidiocesi di Cosenza, Cosenza 1890, pp. 8-9)
10 F. Russo, Gioacchino da Fiore e le fondazioni Florensi in Calabria, Napoli 1959
11 C. Baraut, Per la storia dei monasteri Florensi…cit., pp. 241-268


Le fonti documentarie: atti notarili, Libri parrocchiali e Visite Pastorali
Il primo documento inequivocabile in cui si fa menzione del culto di Maria nel territorio di Laurignano, venerata con il titolo dell’Assunta, rimonta all’ultimo scorcio del Cinquecento, per la precisione al 1590. Si tratta di un atto notarile rogato a Cosenza dal notaio Del Giudice, nel quale è riportata la notizia di un lascito di due ducati di decima a «S.ta Maria di mecto augusto de Laurignano», da parte del possidente Marcantonio De Anselmo1.
L’attestazione «mecto augusto» si riferisce chiaramente al titolo liturgico dell’Assunta. Il 15 agosto si celebra appunto la festa dell’Assunzione in Cielo di Maria, una ricorrenza rimasta invariata nei secoli ed in passato assai considerata dai laurignanesi nel calendario delle festività religiose. Giova ricordare che anche l’attuale Santuario-Basilica ha conservato il titolo canonico dell’Assunta2.
In un secondo atto sottoscritto a Cosenza nel 1590 dal notaio Plantedi è attestata «la cava di S. Maria»3, a conferma dell’esistenza del toponimo già sul finire del XVI secolo. È probabile che l’intera zona abbia assunto la denominazione S. Maria Stozza, in sostituzione del precedente e più antico la Stozza, contestualmente alla nascita del culto, il cui radicamento in loco è attestato dalla presenza di una icona della Vergine collocata come consuetudine in una cappella o edicola rurale lungo un'arteria di transito, nella fattispecie la «via publica» che si snodava ai piedi del crinale fino a raggiungere Tessano e oltre4.
Un documento dello stesso notaio Plantedi, datato anch’esso 1590, ci dà infatti notizia della presenza di una cona nella zona di S. Maria, non dissimile dalle tante disseminate lungo le strade di campagna che per secoli hanno offerto ai viandanti un richiamo alla fede.
Il sito della Stozza si prestava favorevolmente ad accogliere una piccola comunità religiosa: la presenza dell’acqua nei dintorni, la facilità a reperire pietre e calce sul versante dello Jassa, e, soprattutto, la prossimità alla via Popilia dovettero risultare fattori decisivi che spinsero i frati Francescani a stabilirsi nella zona. L’icona della Vergine e il monasterium è probabile che attirassero i devoti del luogo, fungendo anche da meta di pellegrinaggio per quanti transitavano sulla vicinissima consolare romana.
Purtroppo, non conosciamo l’epoca in cui l’icona fu posta lungo la «via publica», né sappiamo da chi vi fu portata. Non ci è dato sapere neppure se i Francescani fondarono ex-novo il monasterium oppure si limitarono ad ampliare una qualche cappella o chiesetta rurale dedicata a S. Maria Assunta forse già esistente.
Sul volgere del XVI secolo assunse notevole significato la venuta a Laurignano dei Mendicanti, in particolare i Conventuali Francescani di Castrovillari. Il loro stanziamento nel territorio laurignanese è documentato da alcuni importanti manoscritti notarili.
Il primo atto è del notaio Maugeri, datato 16 aprile 15915. Nel documento è riportata la notizia di un accordo tra i Conventuali e le Autorità dell’epoca per il loro insediamento nel territorio di Laurignano e per la fondazione di un monastero in località Stozza. Alla stipula del contratto erano presenti Paolo De Florio, primo Eletto, Domenico De Ruggero, Sindaco, frate Francesco Croppella da Castrovillari, monaco dell’Ordine dei Conventuali di S. Francesco di Assisi nonché altri rappresentanti dell’università.
Nel documento, inoltre, è scritto testualmente che il Sindaco, gli Eletti e il Mastrogiurato, «per lo credo de Idio et della gloriosa Vergine Marie Matre de Idio et per lo amore che han portato et portano a detta Santa relegione et essendo santa opera benignamente et gratiosamente in detto casale [Laurignano] fundano uno monasterio di detto Ordine et percio assignano et donano a detta relegione et per essa a detto frate Francisco [Croppella] presente la ecclesie de Santa Marie de la Serra de mecto augusto posta in lo territorio di detto casale loco ditto la Stocta in confine la possessione del mag.co Domenico De Florio via publica et altri fini»6.
Un secondo documento, rogato l’anno successivo dal notaio Manlio De Luca di Cosenza, ci informa che lo stesso frate Francesco, previa concessione della «licentia» da parte del Provinciale dell’Ordine, chiese ed ottenne dal nobile Francesco De Ruggero un terreno nel casale di Laurignano per fondarvi ed erigervi, con l’ausilio di Dio, un monasterium sotto il titolo di S. Maria della Sanità. Il De Ruggero offrì in dono il terreno sito nel luogo detto S. Basilio7.
Con il terzo atto, rogato dal notaio Plantedi nel 1592, il nobile Goffredo De Ruggero cedette al monastero di S. Maria un «casaleno scoperto in Laurignano loco ditto casa sottana»8.
Altre testimonianze sicure riguardo alla devozione mariana a Laurignano sono documentate nei resoconti delle visite pastorali e nei Registri parrocchiali di S. Oliverio Martire, riferiti al Seicento ed a tutto il Settecento.
Nel libro delle Sacre Visite del 21 maggio 1666, sotto l’arcivescovo Gennaro Sanfelice, è attestata una cappella all’interno della chiesa parrocchiale di S. Oliverio intitolata a S. Maria degli Angeli. Si trattava probabilmente di una fondazione canonica legata alla devozione di qualche famiglia benestante del luogo. Una certa Lucrezia Fera, infatti, versava al parroco Paolo de li Preiti 25 carlini per la celebrazione di messe ed altri uffici divini9.
Un altare sub titulo intitolato alla B.M.V. Angelorum è attestato anche nella visita del 1684, quando parroco di S. Oliverio era Giuseppe Valentino. Lo stesso documento ci dà conferma di una ecclesia extra parrocchiale, riferendosi chiaramente al Romitorio della Stozza dedicato alla Vergine Assunta10.
I Registri parrocchiali di S.Oliverio, in particolare il Libro dei Battezzati e il Liber emortualium, sia pure incompleti e frammentari, ci offrono puntuali conferme riguardo al culto mariano nella contrada e ad alcuni aspetti della storia religiosa di Laurignano sinora avvolti nell’aura leggendaria.
Da essi rileviamo la notizia, per esempio, che almeno sino al 1776 il romitorio della Stozza rimase in attività, retto da una piccola comunità di religiosi eremiti11. Di lì a poco la Rivoluzione francese avrebbe operato la soppressione di una miriade di strutture religiose e conventi, i quali non vennero mai più riaperti o vennero riaperti decenni più tardi.
Nei Registri è annotata la morte di Filippo Giuliano, eremita in «cellula S. Maria Assumptiones B.M.V.»12, avvenuta l’anno 1720. Nel 1728 il parroco Pietro Palazzo registrò la morte del giovane «Nicolaus heremita S. Marie de la Stozza»13. Il parroco Francesco De Bono, nel 1751, tenne a battesimo il piccolo Antonio Fedele Federico il cui «patrinus» fu frate Antonio Arturi, eremita di S. Maria Assunta14. Il parroco Bartolomeo Oliveti, nel 1760, battezzò l’infante Caterina Mandarino, cui fece da «compater» frate «Bernardus Pellegrino heremita S. Maria»15.
Nel 1773 il parroco Paolo Cozza annotò la morte di Domenico Santelli avvenuta nella sua abitazione posta nei pressi del Romitorio di Santa Maria Assunta16. Tre anni più tardi lo stesso parroco registrò il decesso di Serafino Guzzo «in Ecclesie rurali sub titolo S. Marie Assumptionis, vulgo il Romitorio de la Stozza»17.
Dopo aver fatto riferimento alle fonti narrative e documentarie riferite al culto della Madonna nel territorio di Laurignano è doveroso accennare rapidamente ad una vox populi più o meno ricorrente, secondo la quale la quale il titolo della Catena sarebbe stato “trafugato” dal casale di Magli (CS), con modalità o espedienti che non ci è dato conoscere. Ad oggi, però, la notizia risulta destituita di fondamento.
Ciò detto, per completezza di informazione occorre dire che una chiesa rurale nel casale di Magli, intitolata alla Madonna della Catena, tuttora presente, risulta attestata in due schede del notaio Sicilia dell’anno 177818.
L'anno 1827, inoltre, la stessa chiesa dedicata a S. Maria della Catena, filiale e Romitorio di Magli, isolata e distante un miglio dal centro abitato, adibita al culto, in buono stato di conservazione, custodita da un certo Michele Ferro, figura nel "Quadro delle chiese esistenti fuori l'abitato del Comune di Trenta", custodito negli Affari Ecclesiastici dell’Archivio di Stato di Cosenza19.
1 ASCS, notaio Del Giudice, anno 1590, sch. 36
2 M. Spagnolo, Il culto di Maria SS. ma della Catena... cit., p. 45
3 ASCS, notaio Plantedi, anno 1590, sch. 49
4 Ibidem
5 ASCS, notaio Maugeri, anno 1591, sch. 22
6 ASCS, notaio Maugeri, anno 1591, sch. 21-24
7 ASCS, notaio De Luca, anno 1592, sch.17
8 ASCS, notaio Plantedi, anno 1592, sch. 107v
9 Archivio Diocesano, Visita Pastorale del 1666, f. 217
10 Archivio Diocesano, Visita Pastorale del 1684, f. 155v
11 ASCS, Liber baptizatorum
12 ASCS, Liber emortualium
13 Ibidem
14 ASCS, Liber baptizatorum
15 Ibidem
16 ASCS, Liber emortualium
17 Ibidem
18 ASCS, notaio Sicilia, anno 1778, carte 389 e 544.
19 ASCS, Affari Ecclesiastici, busta 58, f. 46
      
Conclusioni
Per quanto detto sinora, e con l’ausilio della documentazione cui si è fatto cenno a più riprese, riteniamo di poter fissare qui di seguito alcuni punti fermi riguardo alle dinamiche cultuali e alla religiosità popolare a Laurignano nel corso degli ultimi cinque secoli:
del culto di Maria a Laurignano non vi è traccia in nessun documento conosciuto antecedente l’ultimo scorcio del ‘500. Nelle carte medievali, sia di emanazione ecclesiastica che laica, sono attestati culti e parrocchie dedicati a santi martiri ma non alla Madonna. La prima attestazione sicura della devozione mariana nel territorio laurignanese rimonta al 1590, con il titolo dell’Assunta.

sul finire del Cinquecento è attestata la presenza sul territorio dei fratres Mendicanti, Francescani in particolare, i quali rinfrancarono come fresca rugiada le anime semplici che vivacchiavano di stenti e di indigenza nelle campagne del contado. Gli eredi del Santo della Porziuncola contribuirono non poco all’affermazione di nuove pratiche religiose, alla diffusione del culto di Maria e, attraverso i loro exempla edificanti, all’educazione spirituale dei contadini locali;

a proposito di Fra Benedetto possiamo affermare senza tema di smentita che egli, quando da Grimaldi venne a stabilirsi a Laurignano, a seguito del fratello, intorno al 1831, andò a dimorare presso il Romitorio della Stozza abbandonato pochi anni prima da una piccola comunità di Eremiti, e non da Fra Cassiano nel 1471, come invece sostiene con vivace fantasia certa pubblicistica locale;

l’appellativo liturgico dell’Assunta è attestato dalla fine del ‘500 alla metà dell’Ottocento, quando Fra Benedetto decise di sostituirlo con quello attuale della Catena. Un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Cosenza, negli Affari Ecclesiastici, Restauri e costruzioni chiese, busta 47, foglio 15, ci informa che l’anno 1854 Fra Benedetto chiese ed ottenne dal Ministero e Real Segreteria di Stato degli Affari Ecclesiastici e della Pubblica Istruzione, il "sovrano" beneplacito circa «il mutamento del titolo della chiesetta»1.
Dalla seconda metà dell’Ottocento e fino ai giorni nostri la vicenda del culto della Madonna di Laurignano si è andata via via arricchendo di nuovi tasselli, esprimendosi ora in forme liturgico-devozionali virtuose e condivise con grande fervore dal popolo dei fedeli, ora modulandosi in forme para-liturgiche o extra-liturgiche di dubbia utilità e ben lontane dal favorire la coesione sociale, lo zelo religioso o l’anelito spirituale della comunità locale.
Ma su questi aspetti non vale la pena indugiare più di tanto né spendere una parola in più del necessario.

1 ASCS, Affari Ecclesiastici, Restauri e costruzioni chiese, b. 47, f. 15