La
devozione mariana nel contesto del territorio
di Laurignano nelle fonti documentarie locali
È con vivo piacere, e non senza emozione, che ho accettato l’invito di
offrire il mio contributo a queste interessanti giornate di studio
organizzate per celebrare i cento anni di presenza passionista a
Laurignano.
“La devozione mariana nel contesto del territorio di Laurignano nelle
fonti documentarie locali” è l’argomento che mi è stato proposto di
trattare in questa sede; un argomento denso di stimoli e di suggestioni
ma di non facile approccio, che ha richiesto lunghe e defatiganti
indagini d’archivio in mezzo a scaffali polverosi e carte consunte
dall’usura del tempo e dall’incuria.
Ma le attese non sono andate deluse.
Dalla paziente esplorazione delle carte superstiti sono infatti emerse
testimonianze che ci ragguagliano puntualmente su aspetti significativi
della pietà popolare nel contado laurignanese, e che ci consentono di
gettare un fascio di luce sulla devozione1 mariana tra la fine del XVI e
la metà del XIX secolo, un arco di tempo considerato avaro di notizie
attendibili, se non addirittura avvolto nell’oscurità.
Mi riferisco ad una serie di atti notarili rogati a Cosenza sul finire
del Cinquecento nonché ai registri parrocchiali di S. Laverio Martire
compilati tra il 1652 e il 1830, ritenuti da sempre con grave leggerezza
irrimediabilmente perduti, ma che invece sono giunti sino ai giorni
nostri, sia pure con non pochi affanni e qualche vuoto2.
1 «La devozione interessa soprattutto le motivazioni interiori
dell’affettuoso e rispettoso sentimento coltivato nel cuore dei fedeli
verso Maria, della fiducia in lei riposta, del rapporto personale con
lei intrattenuto, in forme singole o collettive, attraverso invocazioni
e impegni, parole e gesti, convinzioni e pratiche che l’autorità
ecclesiastica, secondo i casi, condivide e approva o diffida e frena»
(M. Mariotti, Culto e devozione mariani in alcuni documenti episcopali
calabresi (secolo XX), in Atti del convegno S. Maria di Polsi. Storia e
Pietà Popolare, Polsi 19-21 settembre 1988, Reggio Calabria, 1990, p.
89)
2 Di questi Registri si ignorava addirittura l'esistenza. Padre M.
Spagnolo, nel lontano 1968, scriveva amaramente: «L'Archivio
parrocchiale – c'informa una relazione del p. Francesco Saverio dei SS.
Cuori C. P. del 6 giugno 1957 – andò distrutto da un incendio,
probabilmente nel gennaio del 1895. E così siamo rimasti privi dei
preziosi documenti che avrebbero potuto far luce su tante vicende» (M.
Spagnolo, Il culto di Maria SS. ma della Catena in Laurignano, Cosenza
1978, p. 21). Fortunatamente, aggiungiamo noi, non è andata così. Detti
Registri sono conservati presso l'Archivio di Stato di Cosenza e,
sebbene presentino qualche vuoto, essi ci consentono di attingere una
notevole quantità di notizie inedite su Laurignano durante il periodo
1653-1830.
Origini del culto della Madonna della Catena nella
tradizione popolare laurignanese
Quando si parla della Madonna nel territorio di Laurignano il pensiero
corre immediatamente alla devozione e al culto della Vergine SS.ma della
Catena, la cui vicenda, come è noto, è scandita da due date
significative: il 1301 e il 1831.
Alla prima data fa riferimento una pia tradizione locale, la quale narra
della guarigione miracolosa di un povero cieco, Simone Adami, a seguito
di un’apparitio prodigiosa1 ed al rinvenimento di un dipinto
raffigurante la sacra effigie della Vergine. A tale narrazione
leggendaria, che evoca altre devozioni mariane nate in epoca medievale2,
è legata l’origine del culto della Madonna con il titolo della Catena.
La seconda data, considerata concordemente l’inizio della storia
documentata di questo culto, coincide con la venuta nella nostra
contrada di Benedetto Falcone, l’eremita grimaldese cui viene ascritto
il merito di averne rinnovato il fervore, dopo secoli di oblio, e di
averne propagato la fama oltre i confini municipali.
Ma prima del 1831 quali vicissitudini ha conosciuto la devozione mariana
nel territorio di Laurignano? Chi vi ha introdotto il culto e con quale
appellativo liturgico? A quale epoca rimonta la sua origine? Che ne è
stato fino alla venuta di Fra Benedetto?
Per i secoli medievali, ad oggi, una risposta perentoria e definitiva a
questi interrogativi sarebbe poco convincente e di nessuna utilità,
vista la mancanza di prove inoppugnabili e la reticenza delle scarne
fonti a disposizione3.
Nelle carte della Cancelleria Vaticana sono attestati culti e parrocchie
dedicati a S. Lorenzo4, S. Nicola5, SS.mo Salvatore6, S. Laverio7, ma
non si fa alcun riferimento alla Vergine Maria.
Diverso è il discorso per l’Evo moderno, segnatamente per i decenni
successivi al Concilio di Trento, quando il buio documentario cominciò a
diradarsi tramandandoci preziose testimonianze circa l’intenso brulicare
nelle nostre contrade di mendicanti Francescani, Domenicani, Carmelitani
Scalzi, Teresiani.
In questo periodo la devozione mariana conobbe a Cosenza e nel
circondario una diffusione capillare, grazie alla rinnovata spiritualità
del cattolicesimo della Controriforma, che ebbe nell’arcivescovo
Costanzo un inflessibile sostenitore. Nonostante l’ostracismo dei
protestanti e degli eretici tale culto conobbe un sensibile sviluppo,
divenendo parte integrante della nuova spiritualità della
Controriforma8. Non a caso, nella stessa Laurignano, tra ‘500 e ‘600 è
attestata la devozione alla Vergine sotto tre diverse insegne
liturgiche: S. Maria Assunta, della Sanità9, degli Angeli10.
Ma procediamo con ordine e vediamo in quali fonti questa devozione
risulta documentata. Partiamo dalle fonti narrative.
1 A. De Monte, Le cose che so sulla Madonna della Catena, articolo
apparso su “il Quotidiano” della Calabria lunedì 17 dicembre 2001, p. 13
2 Ibidem, p. 13
3 Nelle fonti documentarie del periodo tra il XII e il XIV secolo –
dalle carte della badia argentanese della Matina, pubblicate dal
Pratesi, alle recenti pubblicazioni di Pietro De Leo per il Codice
Diplomatico della Calabria, che ci ragguagliano con dovizia di
particolari sui manoscritti delle abbazie Florensi di S. Giovanni in
Fiore e di Fiumefreddo – non si fa alcun riferimento al culto della
Madonna nel territorio di Laurignano.
4 RVC, vol. II, p. 99, n. 8773
5 RVC, vol. III, p. 187, n. 14743
6 RVC, vol. II, p. 161, n. 9470
7 RVC, Vol. II, p. 153, n. 9377
8 F. Russo, Storia dell’Aricidiocesi...cit., p.. 487 e sgg.
9ASCS, notaio De Luca, anno 1592, sch. 17
10 ADCS, Libro delle Sacre Visite. Anno 1666
La devozione mariana laurignanese nelle fonti
narrative
Il primo ad occuparsi del culto della Madonna di Laurignano è stato il
Padula in una breve memoria dal titolo: «Storia della portentosa
Immagine di nostra Donna Maria della Catena nell'Eremitaggio di
Laurignano nell'Arcidiocesi di Cosenza», data alle stampe sul finire del
XIX secolo1. La narrazione del letterato acrese, a tutt'oggi,
rappresenta la pietra angolare su cui si è fondata e perpetuata nel
tempo questa devozione.
L'autore avrebbe attinto le notizie da un manoscritto andato perduto,
secondo il quale la devotio laurignanese rimonterebbe appunto al 1301,
originata dal prodigio cui si è fatto cenno poc’anzi.
Nell’opera paduliana, però, nonostante il titolo evocativo, «la luce
della storia» è completamente assente, o quasi 2.
In essa sono presenti tutti quegli elementi – visioni e apparizioni
prodigiose, guarigioni e rinvenimenti miracolosi, achiropite dipinte da
mano divina, perigliosi attraversamenti di mari in tempesta –
strettamente connessi con la pietas e il sentimento popolare, ma che non
poggiano su nulla di storicamente solido e che sono all'origine di una
miriade di culti mariani sbocciati nel tormentato Medioevo calabrese.
Muovendo dal racconto del dotto sacerdote di Acri altri studiosi hanno
scritto sulle origini di questo culto a Laurignano3. Nessuno di essi,
però, ha potuto squarciare il velo che ne avvolge i primordi, proponendo
ipotesi e argomentazioni incerte, talvolta rocambolesche, che attingono
nella versione padualiana e nel «si è sempre detto»4, e che hanno poco o
nulla a che fare con la Storia5.
Lo stesso Russo, profondo conoscitore della storia ecclesiastica della
regione e autore del monumentale Regesto Vaticano per la Calabria, nella
«Storia dell’Arcidiocesi di Cosenza» ha scritto che l'origine del
Santuario della Madonna della Catena di Laurignano6 è legata alle
vicende del monastero di S. Maria dei Martiri, in Mendicino, e che i
Florensi mendicinesi, intorno alla metà del Trecento, intensificarono
«la propaganda per il culto alla Madonna della Catena di Laurignano»7.
Ma le affermazioni del prestigioso storico castrovillarese non dirimono
i dubbi che gravano sull'argomento8. È piuttosto sorprendente, anzi, che
uno studioso del suo calibro, con quella stessa disinvoltura chissà
quante volte rimproverata ad altri, abbia attinto tout court da
narrazioni (il Padula9, appunto) ad oggi non suffragate da nessuna fonte
scientificamente inconfutabile.
A ciò si aggiunga che proprio il Russo, nella sua indagine sulle
fondazioni Florensi in Calabria del 1959, non fa alcun cenno ai rapporti
tra il monastero di Mendicino e Laurignano10. Non vi è traccia di questa
vicenda neppure nel pregnante saggio di don Cipriano Baraut, Per la
storia dei monasteri Florensi, pubblicato nel 1950 sulla rivista «Benedictina»11.
Dopo aver accennato rapidamente al racconto del Padula, punto di
partenza di tutti gli scritti postumi sull’argomento, e ad altre
pubblicazioni ormai datate di decenni, vediamo ora le attestazioni
sicure di recente acquisizione.
1 V. Padula, Storia della portentosa Immagine di nostra Donna Maria
della Catena nell'Eremitaggio di Laurignano nell'Arcidiocesi di Cosenza,
Cosenza 1890, p. 22
2 M. Spagnolo, Il culto di Maria SS. ma della Catena... cit., p. 28
3 Ci riferiamo a quanto pubblicato da V. Padula, Storia della portentosa
immagine di Nostra Donna Maria della Catena nell’Eremitaggio di
Laurignano nell’Arcidiocesi di Cosenza, Cosenza 1890; A. Serravalle,
Orazione a difesa dell’Eremitaggio e degli Eremiti di Laurignano contro
i signori Falcone profferita avanti la corte di appello delle Calabrie a
dì 5 Febbraio 1886, Catanzaro, 1868; P. Eugenio Passionista, Maria SS.ma
della Catena – Cenni storici sul Santuario di Laurignano, Cosenza 1933;
E. Barillaro, Calabria - Guida artistica e archeologica, Cosenza 1972,
alla voce Laurignano; M. Spagnolo, Il culto di Maria SS. ma della Catena
in Laurignano, Cosenza 1978; F. Rizza, Il Santuario di Laurignano, da
umile romitorio a basilica minore, in «Calabria Letteraria», anno 1983,
nn. 10-12, pp. 199-121; R. Liberti, Il culto della Madonna della Catena
nell'Italia meridionale, Cosenza 1996; R. Liberti, Id., Il culto della
Madonna della Catena in Calabria dalle origini al ‘500, in Calabria
Letteraria, anno XLVIII nn. 4-5-6, Aprile-Maggio-Giugno 2000, Soveria
Mannelli 2000.
4 C. De Monte, Il culto della Madonna della Catena. Una doverosa
precisazione, articolo apparso sul Bollettino del Santuario di
Laurignano, anno LXXII – n. 1 gennaio/febbraio 2002, p. 16
5 Ibidem, p. 16
6 F. Russo, Storia della Chiesa in Calabria dalle origini al Concilio di
Trento, Soveria Mannelli 1982, vol. II, p. 416; dello stesso autore,
Storia della Arcidiocesi di Cosenza, Napoli 1958, p. 99, nota 115
7 F. Russo, Storia della Arcidiocesi...cit., p. 122
8 Il Russo (Storia della Chiesa in Calabria...cit., vol. II, p. 656,
nota 11) si è limitato a riprendere quanto pubblicato dai PP.
Passionisti Eugenio e M. Spagnolo, i quali, a loro volta, hanno attinto
dalla narrazione del Padula.
9 Il letterato acrese, senza citare alcuna fonte, scrive testualmente:
«Questi illustri figli del nostro Gioacchino possedevano a quella
stagione sotto il titolo di S. Maria dei Martiri un Monastero in
Mendicino, terra a 3 o 4 miglia da Laurignano. Epperò un loro Padre
Arcangelo al 1351, (...) dovendo per suo bisogno condursi in Roma, pensò
di portar seco l'Immagine di Maria della Catena per procurarne una copia
in quella sede della Religione, e delle arti belle» (V. Padula, Storia
della portentosa Immagine di nostra Donna Maria della Catena
nell'Eremitaggio di Laurignano nell'Arcidiocesi di Cosenza, Cosenza
1890, pp. 8-9)
10 F. Russo, Gioacchino da Fiore e le fondazioni Florensi in Calabria,
Napoli 1959
11 C. Baraut, Per la storia dei monasteri Florensi…cit., pp. 241-268
Le fonti documentarie: atti notarili, Libri
parrocchiali e Visite Pastorali
Il primo documento inequivocabile in cui si fa menzione del culto di
Maria nel territorio di Laurignano, venerata con il titolo dell’Assunta,
rimonta all’ultimo scorcio del Cinquecento, per la precisione al 1590.
Si tratta di un atto notarile rogato a Cosenza dal notaio Del Giudice,
nel quale è riportata la notizia di un lascito di due ducati di decima a
«S.ta Maria di mecto augusto de Laurignano», da parte del possidente
Marcantonio De Anselmo1.
L’attestazione «mecto augusto» si riferisce chiaramente al titolo
liturgico dell’Assunta. Il 15 agosto si celebra appunto la festa
dell’Assunzione in Cielo di Maria, una ricorrenza rimasta invariata nei
secoli ed in passato assai considerata dai laurignanesi nel calendario
delle festività religiose. Giova ricordare che anche l’attuale
Santuario-Basilica ha conservato il titolo canonico dell’Assunta2.
In un secondo atto sottoscritto a Cosenza nel 1590 dal notaio Plantedi è
attestata «la cava di S. Maria»3, a conferma dell’esistenza del toponimo
già sul finire del XVI secolo. È probabile che l’intera zona abbia
assunto la denominazione S. Maria Stozza, in sostituzione del precedente
e più antico la Stozza, contestualmente alla nascita del culto, il cui
radicamento in loco è attestato dalla presenza di una icona della
Vergine collocata come consuetudine in una cappella o edicola rurale
lungo un'arteria di transito, nella fattispecie la «via publica» che si
snodava ai piedi del crinale fino a raggiungere Tessano e oltre4.
Un documento dello stesso notaio Plantedi, datato anch’esso 1590, ci dà
infatti notizia della presenza di una cona nella zona di S. Maria, non
dissimile dalle tante disseminate lungo le strade di campagna che per
secoli hanno offerto ai viandanti un richiamo alla fede.
Il sito della Stozza si prestava favorevolmente ad accogliere una
piccola comunità religiosa: la presenza dell’acqua nei dintorni, la
facilità a reperire pietre e calce sul versante dello Jassa, e,
soprattutto, la prossimità alla via Popilia dovettero risultare fattori
decisivi che spinsero i frati Francescani a stabilirsi nella zona.
L’icona della Vergine e il monasterium è probabile che attirassero i
devoti del luogo, fungendo anche da meta di pellegrinaggio per quanti
transitavano sulla vicinissima consolare romana.
Purtroppo, non conosciamo l’epoca in cui l’icona fu posta lungo la «via
publica», né sappiamo da chi vi fu portata. Non ci è dato sapere neppure
se i Francescani fondarono ex-novo il monasterium oppure si limitarono
ad ampliare una qualche cappella o chiesetta rurale dedicata a S. Maria
Assunta forse già esistente.
Sul volgere del XVI secolo assunse notevole significato la venuta a
Laurignano dei Mendicanti, in particolare i Conventuali Francescani di
Castrovillari. Il loro stanziamento nel territorio laurignanese è
documentato da alcuni importanti manoscritti notarili.
Il primo atto è del notaio Maugeri, datato 16 aprile 15915. Nel
documento è riportata la notizia di un accordo tra i Conventuali e le
Autorità dell’epoca per il loro insediamento nel territorio di
Laurignano e per la fondazione di un monastero in località Stozza. Alla
stipula del contratto erano presenti Paolo De Florio, primo Eletto,
Domenico De Ruggero, Sindaco, frate Francesco Croppella da
Castrovillari, monaco dell’Ordine dei Conventuali di S. Francesco di
Assisi nonché altri rappresentanti dell’università.
Nel documento, inoltre, è scritto testualmente che il Sindaco, gli
Eletti e il Mastrogiurato, «per lo credo de Idio et della gloriosa
Vergine Marie Matre de Idio et per lo amore che han portato et portano a
detta Santa relegione et essendo santa opera benignamente et
gratiosamente in detto casale [Laurignano] fundano uno monasterio di
detto Ordine et percio assignano et donano a detta relegione et per essa
a detto frate Francisco [Croppella] presente la ecclesie de Santa Marie
de la Serra de mecto augusto posta in lo territorio di detto casale loco
ditto la Stocta in confine la possessione del mag.co Domenico De Florio
via publica et altri fini»6.
Un secondo documento, rogato l’anno successivo dal notaio Manlio De Luca
di Cosenza, ci informa che lo stesso frate Francesco, previa concessione
della «licentia» da parte del Provinciale dell’Ordine, chiese ed ottenne
dal nobile Francesco De Ruggero un terreno nel casale di Laurignano per
fondarvi ed erigervi, con l’ausilio di Dio, un monasterium sotto il
titolo di S. Maria della Sanità. Il De Ruggero offrì in dono il terreno
sito nel luogo detto S. Basilio7.
Con il terzo atto, rogato dal notaio Plantedi nel 1592, il nobile
Goffredo De Ruggero cedette al monastero di S. Maria un «casaleno
scoperto in Laurignano loco ditto casa sottana»8.
Altre testimonianze sicure riguardo alla devozione mariana a Laurignano
sono documentate nei resoconti delle visite pastorali e nei Registri
parrocchiali di S. Oliverio Martire, riferiti al Seicento ed a tutto il
Settecento.
Nel libro delle Sacre Visite del 21 maggio 1666, sotto l’arcivescovo
Gennaro Sanfelice, è attestata una cappella all’interno della chiesa
parrocchiale di S. Oliverio intitolata a S. Maria degli Angeli. Si
trattava probabilmente di una fondazione canonica legata alla devozione
di qualche famiglia benestante del luogo. Una certa Lucrezia Fera,
infatti, versava al parroco Paolo de li Preiti 25 carlini per la
celebrazione di messe ed altri uffici divini9.
Un altare sub titulo intitolato alla B.M.V. Angelorum è attestato anche
nella visita del 1684, quando parroco di S. Oliverio era Giuseppe
Valentino. Lo stesso documento ci dà conferma di una ecclesia extra
parrocchiale, riferendosi chiaramente al Romitorio della Stozza dedicato
alla Vergine Assunta10.
I Registri parrocchiali di S.Oliverio, in particolare il Libro dei
Battezzati e il Liber emortualium, sia pure incompleti e frammentari, ci
offrono puntuali conferme riguardo al culto mariano nella contrada e ad
alcuni aspetti della storia religiosa di Laurignano sinora avvolti
nell’aura leggendaria.
Da essi rileviamo la notizia, per esempio, che almeno sino al 1776 il
romitorio della Stozza rimase in attività, retto da una piccola comunità
di religiosi eremiti11. Di lì a poco la Rivoluzione francese avrebbe
operato la soppressione di una miriade di strutture religiose e
conventi, i quali non vennero mai più riaperti o vennero riaperti
decenni più tardi.
Nei Registri è annotata la morte di Filippo Giuliano, eremita in
«cellula S. Maria Assumptiones B.M.V.»12, avvenuta l’anno 1720. Nel 1728
il parroco Pietro Palazzo registrò la morte del giovane «Nicolaus
heremita S. Marie de la Stozza»13. Il parroco Francesco De Bono, nel
1751, tenne a battesimo il piccolo Antonio Fedele Federico il cui «patrinus»
fu frate Antonio Arturi, eremita di S. Maria Assunta14. Il parroco
Bartolomeo Oliveti, nel 1760, battezzò l’infante Caterina Mandarino, cui
fece da «compater» frate «Bernardus Pellegrino heremita S. Maria»15.
Nel 1773 il parroco Paolo Cozza annotò la morte di Domenico Santelli
avvenuta nella sua abitazione posta nei pressi del Romitorio di Santa
Maria Assunta16. Tre anni più tardi lo stesso parroco registrò il
decesso di Serafino Guzzo «in Ecclesie rurali sub titolo S. Marie
Assumptionis, vulgo il Romitorio de la Stozza»17.
Dopo aver fatto riferimento alle fonti narrative e documentarie riferite
al culto della Madonna nel territorio di Laurignano è doveroso accennare
rapidamente ad una vox populi più o meno ricorrente, secondo la quale la
quale il titolo della Catena sarebbe stato “trafugato” dal casale di
Magli (CS), con modalità o espedienti che non ci è dato conoscere. Ad
oggi, però, la notizia risulta destituita di fondamento.
Ciò detto, per completezza di informazione occorre dire che una chiesa
rurale nel casale di Magli, intitolata alla Madonna della Catena,
tuttora presente, risulta attestata in due schede del notaio Sicilia
dell’anno 177818.
L'anno 1827, inoltre, la stessa chiesa dedicata a S. Maria della Catena,
filiale e Romitorio di Magli, isolata e distante un miglio dal centro
abitato, adibita al culto, in buono stato di conservazione, custodita da
un certo Michele Ferro, figura nel "Quadro delle chiese esistenti fuori
l'abitato del Comune di Trenta", custodito negli Affari Ecclesiastici
dell’Archivio di Stato di Cosenza19.
1 ASCS, notaio Del Giudice, anno 1590, sch. 36
2 M. Spagnolo, Il culto di Maria SS. ma della Catena... cit., p. 45
3 ASCS, notaio Plantedi, anno 1590, sch. 49
4 Ibidem
5 ASCS, notaio Maugeri, anno 1591, sch. 22
6 ASCS, notaio Maugeri, anno 1591, sch. 21-24
7 ASCS, notaio De Luca, anno 1592, sch.17
8 ASCS, notaio Plantedi, anno 1592, sch. 107v
9 Archivio Diocesano, Visita Pastorale del 1666, f. 217
10 Archivio Diocesano, Visita Pastorale del 1684, f. 155v
11 ASCS, Liber baptizatorum
12 ASCS, Liber emortualium
13 Ibidem
14 ASCS, Liber baptizatorum
15 Ibidem
16 ASCS, Liber emortualium
17 Ibidem
18 ASCS, notaio Sicilia, anno 1778, carte 389 e 544.
19 ASCS, Affari Ecclesiastici, busta 58, f. 46
Conclusioni
Per quanto detto sinora, e con l’ausilio della documentazione cui si è
fatto cenno a più riprese, riteniamo di poter fissare qui di seguito
alcuni punti fermi riguardo alle dinamiche cultuali e alla religiosità
popolare a Laurignano nel corso degli ultimi cinque secoli:
del culto di Maria a Laurignano non vi è traccia in nessun documento
conosciuto antecedente l’ultimo scorcio del ‘500. Nelle carte medievali,
sia di emanazione ecclesiastica che laica, sono attestati culti e
parrocchie dedicati a santi martiri ma non alla Madonna. La prima
attestazione sicura della devozione mariana nel territorio laurignanese
rimonta al 1590, con il titolo dell’Assunta.
sul finire del Cinquecento è attestata la presenza sul territorio dei
fratres Mendicanti, Francescani in particolare, i quali rinfrancarono
come fresca rugiada le anime semplici che vivacchiavano di stenti e di
indigenza nelle campagne del contado. Gli eredi del Santo della
Porziuncola contribuirono non poco all’affermazione di nuove pratiche
religiose, alla diffusione del culto di Maria e, attraverso i loro
exempla edificanti, all’educazione spirituale dei contadini locali;
a proposito di Fra Benedetto possiamo affermare senza tema di smentita
che egli, quando da Grimaldi venne a stabilirsi a Laurignano, a seguito
del fratello, intorno al 1831, andò a dimorare presso il Romitorio della
Stozza abbandonato pochi anni prima da una piccola comunità di Eremiti,
e non da Fra Cassiano nel 1471, come invece sostiene con vivace fantasia
certa pubblicistica locale;
l’appellativo liturgico dell’Assunta è attestato dalla fine del ‘500
alla metà dell’Ottocento, quando Fra Benedetto decise di sostituirlo con
quello attuale della Catena. Un documento conservato presso l’Archivio
di Stato di Cosenza, negli Affari Ecclesiastici, Restauri e costruzioni
chiese, busta 47, foglio 15, ci informa che l’anno 1854 Fra Benedetto
chiese ed ottenne dal Ministero e Real Segreteria di Stato degli Affari
Ecclesiastici e della Pubblica Istruzione, il "sovrano" beneplacito
circa «il mutamento del titolo della chiesetta»1.
Dalla seconda metà dell’Ottocento e fino ai giorni nostri la vicenda del
culto della Madonna di Laurignano si è andata via via arricchendo di
nuovi tasselli, esprimendosi ora in forme liturgico-devozionali virtuose
e condivise con grande fervore dal popolo dei fedeli, ora modulandosi in
forme para-liturgiche o extra-liturgiche di dubbia utilità e ben lontane
dal favorire la coesione sociale, lo zelo religioso o l’anelito
spirituale della comunità locale.
Ma su questi aspetti non vale la pena indugiare più di tanto né spendere
una parola in più del necessario.
1 ASCS, Affari Ecclesiastici, Restauri e costruzioni chiese, b. 47, f.
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