Per
preparare la fregala secondo
l’antica tradizione sarda,
dovreste procurarvi la scivedda,
ossia un bacino in terracotta, a
fondo piatto e ampio, che viene
solitamente usato per impastare
la farina. Nel caso in cui non
si possieda la scivedda, si
potrà utilizzare un
semplicissimo piatto grande e
piano. A questo punto, disponete
a fontana sul piatto, o nella
scivedda, la semola. In una
scodella in tanto sbattete i
tuorli con lo zafferano e
l’acqua un tantino salata.
Versatene poi un pochino nel
mezzo della semola, e ruotando
le dita delle mani, in modo da
formare tante palline regolari,
perfettamente tonde, che non
superino la grandezza di un
chicco di pepe. Mettete da parte
i chicchi ottenuti, versate
un’altra piccola dose di miscela
nella semola e ripete il lavoro
appena fatto fino a quando la
semola non è completamente
finita. La fregala appena
preparata va ora sistemata sopra
un telo sistemato sopra un cesto
o un settaccio, in modo che si
asciughi. Lasciatela riposare
per un intera notte, il giorno
dopo tempo permettendo, esponete
la fregala al sole. Per
asciugarla completamente, o nel
caso in cui il tempo non fosse
clemente, servitevi del forno:
già caldo, lasciando lo
sportello aperto per consentire
la ventilazione, e dopo qualche
minuto la pasta sarà essicata
(tostata) a dovere. Per
preparare la stufada, fate
cuocere ora la fregala, a
vapore, nell’acqua o nel brodo
di carne secondo i vostri gusti.
Intanto in una casseruola, fate
soffriggere nello strutto, un
trito di cipolla e prezzemolo.
Dopo di che in una capace teglia
da forno, stendete un primo
strato di fregala cotta,
sistemateci sopra un velo di
soffritto, un altro strato di
fregala e cosi via fino alla
fine degli ingredienti. Una
volta la fregala stufada a
questo punto veniva cotta nel
forno a legna avvolta nelle
ceneri o nelle braci, ma noi ci
accontenteremmo del forno, che
dovrà essere già caldo a 180° e
faremmo cuocere la fregala
stufada fino a quando la crosta
superiore non sarà ben dorata.
Servite subito ben calda.
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