Impastate la farina con un uovo
intero e cinque chiare sbattute
quel tanto che basta per
romperle e per sciogliervi un
pizzico di zafferano ed uno di
sale. Per sbriciolare lo
zafferano, di cui in Sardegna si
possono acquistare ancora gli
stimi, basta scaldare ad una
fiamma un cucchiaio di acciaio
inossidabile, levarlo
arroventato dal fuoco, metterci
dentro i “fili” di zafferano,
attendere che si raffredino,
metterli su un pezzetto di carta
oleata ripiegato e strofinarli
col dorso del cucchiaio a
ridurli in polvere fina.
Lavorate a lungo la pasta per
renderla morbida e omogenea,
raccoglierla a palla, coprirla
con un tovagliolo umido e farla
riposare nella parte meno fredda
del frigo. Preparare nel
frattempo l’impasto per il
ripieno. Sbriciolare la ricotta
con una forchetta, incorporarvi
lo zafferano, il sale, la menta
e i tuorli, uno alla volta;
successivamente impastarla con
le mani facendola scorrere più
volte fra le dita, finché si
otterrà un impasto liscio e
cremoso. Alcuni, invece della
menta, incorporano nell’impasto
una manciata di foglie di
prezzemolo tritato
grossolanamente; altri, la
buccia di un limone grattugiata.
Prendete la pasta preparata,
dividetela a metà, tirate due
foglie sottili e sulla prima
disporre a distanza regolare dei
mucchietti di ricotta grandi
quanto una noce, lasciando fra
un mucchietto e l’altro uno
spazio di due centimetri.
Esaurito tutto il ripieno,
coprite con l’altra sfoglia e
pigiare con le dita fra gli
spazzi vuoti per far aderire
perfettamente i due strati di
sfoglia. Questo è il sistema che
userà chi è esperto di
matterello lungo e sottile e di
pillus (pasta tesa a spessore di
pelle), ma usando invece la
macchinetta della pasta sia per
la gramolatura che per tirare la
sfoglia si otterrà un risultato
altrettanto soddisfacente. Una
volta impiegati ripieno e pasta
disponibili, si dividono i
ravioli tagliandoli col
tagliapasta a rotella o serretta
che una volta si otteneva, in
Sardegna, infilando un perno e
un manico artisticamente ritorto
in una moneta di rame da un
soldo. Tagliati i ravioli in
quadrati di circa 5 centimetri
di lato, si dispongano su una
tovaglietta abbondantemente
cosparsa di semolino, si
ricoprano di altro semolino e si
lasciano ad asciugare all’aria.
Se non si consumano subito è
consigliabile rivoltarli almeno
due volte a distanza di un’ora
per evitare che si attacchino al
telo, prima che siano
completamente asciutti.
S’incomincia a cuocerli molto in
anticipo sull’ora del pranzo
perché vanno messi in pentola
pochi alla volta e conditi man
mano, solo quando risulteranno
ben scolati. Si riempie per tre
quarti d’acqua una capace
pentola, la si porta su un fuoco
vivo e appena il liquido bolle
vi si aggiungono una manciata di
sale grosso e poi una dozzina di
ravioli. Appena questi salgono a
galla si estraggono, tre o
quattro alla volta, con una
cucchiaia forata e si passano in
un colapasta. Mentre questi
scolano si mettono in pentola
un’altra dozzina di ravioli e si
condiscono i primi disponibili,
sistemandoli a strati su un
piatto fondo di portata o
meglio, alla sarda, in
un’insalatiera condendoli con
abbondante formaggio grattugiato
e con un semplice sugo di
pomodori freschi. Il sugo si
ottiene pelando due chili di
pomodori maturi, liberandoli dei
semi, tagliandoli in filetti e
mettendoli a cuocere per un’ora
e più insieme a tre cucchiaiate
d’olio d’oliva e un pesto di
prezzemolo, sedano e basilico.
Non dimenticate il sale in
giusta misura. La salsa è pronta
quando l’acqua di vegetazione
dei pomodori, è completamente
evaporata e l’olio appare a
velare la superficie del sugo
addensato. Quando tutti i
ravioli, il formaggio e l’ultima
mestolata di salsa saranno
esauriti, si lasciano stufare
nello scaldavivande o a
bagnomaria per almeno una decina
di minuti, prima di servirli in
tavola. |